Il delicato tema della sicurezza sul lavoro ha diverse sfaccettature. Spesso lo si intende solo ed unicamente legato a misure di salvaguardia della persona da incidenti durante le prestazioni o con i macchinari. In realtà sotto l’ampio cappello della sicurezza, rientra anche la climatizzazione industriale intesa come comfort termico nelle aree operative.

Si tratta di un argomento piuttosto delicato e che crea confusione anche nelle realtà più virtuose. Il Testo Unico sulla Sicurezza e Salute sul Luogo di Lavoro è la normativa sulla climatizzazione industriale più importante in tal senso. In esso si parla di “microclima”, riferendosi al modello di Fanger. Prevede che, in condizioni di riposo, la temperatura ideale per un ambiente di lavoro moderato sia compresa tra 19 e 24 °C in inverno e che, in estate, la temperatura dell’ambiente di lavoro non debba superare i 27 °C (perché al di sopra di questo valore si aumenta il rischio di disidratazione e colpi di calore). . Essendo però piuttosto lacunoso in alcune sue parti pratiche, spesso si è portati a pensare che basti installare alcuni split classici per il domestico (se non addirittura nulla) per risolvere il problema. Ma non è così.

Realtà leader del settore come la nostra, Tecsaving, da anni sono impegnate non solo nella promozione e nella vendita di attrezzature specifiche per la climatizzazione industriale, ma anche nella diffusione di informazioni corrette sul tema per promuovere l’importanza della sicurezza sul lavoro anche sotto questo punto di vista.

Obblighi di legge sulla sicurezza nel settore della climatizzazione industriale

All’interno del Testo Unico sulla Sicurezza e Salute sul Luogo di Lavoro vi è una normativa specifica dedicata proprio al cosiddetto comfort termico. Si parla infatti della necessità di garantire ai collaboratori la possibilità di lavorare in un ambiente sicuro e confortevole sotto il punto di vista della climatizzazione.

Purtroppo però, ad un’analisi superficiale, non vi sono indicazioni precise sulla temperatura da mantenere, relegando ai singoli le decisioni. Particolare attenzione però viene data al fatto che l’aria deve essere climatizzata tenendo conto anche del lavoro che si svolge in quella precisa sede, del calore prodotto dai macchinari in funzione, della necessità di aerazione, dell’umidità… Questi elementi sono cruciali però per capire e analizzare il modo migliore per rispettare gli obblighi di legge sulla sicurezza sul lavoro.

Cosa dice la normativa sulla climatizzazione industriale

Una delle normative più importanti sul tema, come abbiamo detto, è il Decreto Legislativo 81/2008, conosciuto come Testo Unico sulla Sicurezza e Salute sul Luogo di Lavoro, perché va ad approfondire quali sono i rischi di una errata climatizzazione cercando anche di trovare delle soluzioni per risolvere i problemi alla radice.

Accanto ai dettami inseriti all’interno che, come abbiamo detto, possono essere percepiti come vaghi, arrivano in soccorso altre norme e indicazioni scientifiche che entrano più nel dettaglio. Come la UNI-EN-ISO 7730 che stabilisce indici di comfort termico o la UNI EN 27243 finalizzata a capire lo stress per l’uomo in ambienti di lavoro mal climatizzati, utilizzando l’indice empirico WBGT per valutare il rischio connesso con lo stress termico.

In sostanza ci si basa su diversi fattori come la TO, temperatura operativa, che nasce dalla media tra la temperatura dell’aria e quella radiante aiutando a capire se una persona in quello spazio percepisce caldo o freddo. In soccorso ci sono poi gli indici di Fanger, come il PMV (Predicted Mean Vote) che indica il comfort termico previsto) e il PPD (Predicted Percentage of Dissatisfied) ossia la percentuale di persone che potrebbero essere insoddisfatte.

L’INAIL raccomanda che in ambienti di lavoro moderati il valore di PPD sia inferiore al 10%, cioè che non più del 10% delle persone si senta insoddisfatta della sensazione termica. Tale condizione corrisponde ad un valore di PMV compreso tra -0,5 e +0,5.

È importante notare che i valori di PPD e PMV sono solo degli indici e che la percezione del comfort termico è soggettiva. Inoltre, i valori raccomandati dall’INAIL possono variare in funzione di fattori come:

  • l’attività lavorativa svolta: attività fisiche intense richiedono condizioni termiche più fresche;
  • l’abbigliamento indossato: abbigliamento pesante richiede condizioni termiche più calde;
  • le caratteristiche individuali: persone con determinate condizioni di salute possono essere più sensibili alle variazioni di temperatura.

Pertanto, è importante valutare le condizioni termiche di un ambiente di lavoro tenendo conto di tutti questi fattori.

Come la climatizzazione industriale Tecsaving può aiutare?

Tecsaving, realtà leader proprio in questo ambito degli impianti di trattamento dell’aria, non svolge solo il ruolo di installatore di climatizzatori industriali, ma diventa un alleato importante per rispettare gli obblighi di legge sulla sicurezza. Come? Aiutando concretamente le aziende a capire la loro situazione attuale, valutando rischi e criticità e trovando soluzioni su misura per ogni singola realtà.

Rispettare la normativa sulla climatizzazione industriale significa quindi anche occuparsi del trattamento dell’aria trovando soluzioni ad hoc per creare un ambiente dove il comfort termico sia la base di tutto e Tecsaving è un ottimo alleato in tal senso.